domenica, giugno 24

Al processo d’Appello per la morte di Lorena Mangano, sarà presente anche l’associazione familiari vittime della strada

Giovedi’ 15 marzo, al tribunale di Messina si terrà il processo d’appello per la morte di Lorena Mangano, travolta e uccisa da un Audi, che transitò col semaforo rosso ad altissima velocità, in via Garibaldi. A intervenire e sottolineare come al di sopra delle legge ci sia la coscienza, è l’associazione familiari vittime della strada e la sua presidente Giuseppa Cassaniti Mastrojeni. Quando è stata emessa la sentenza in primo grado, che ha condannato i responsabili della morte della studentessa di Capo d’Orlando, l’associazione ha “apprezzato la decisione del giudice che, valutando i dati oggettivamente rilevabili, dimostrava che il rischio di uccidere era prevedibile ed accettato: pigiare il piede sull’acceleratore e passare con il rosso è frutto di una scelta personale della quale si è pienamente responsabili e delle cui conseguenze irreversibili si risponde”.
Il giudice Salvatore Mastroeni ha, infatti, irrogato non una pena minima, bensì una pena congrua in rapporto alla normativa, anche se alleggerita di un anno, 11 anni anziché 12: l’espressione del finanziere Gaetano Forestieri di accettare la pena conseguente al proprio comportamento sconsiderato sembrava, infatti, indicare consapevolezza della gravità della propria condotta. Ma i due imputati hanno presentato appello, che si terrà giovedì alle 15,30. “Noi saremo lì ad auspicare che in appello almeno i giudici sappiano sostenere quel cambio di passo di civiltà segnato dalla sentenza di primo grado – sottolinea la Cassaniti -: una sentenza che, intrisa di rigore e di umanità, ha voluto dirci che è colpa grave il difetto di percezione sociale, cioè la sottovalutazione della vita dell’altro sulla strada, e pertanto tale colpa va adeguatamente punita. Ci aspettiamo che la pena venga almeno confermata, non c’è più spazio per un ingiustificato clemenzialismo, che calpesta il diritto alla giustizia delle vittime e fa perdere credibilità alla stessa giustizia”.

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