venerdì, Febbraio 22

Al Vittorio Emanuele gli straordinari Lo Cascio e Rubini incantano con Delitto/Castigo

Ha debuttato Delitto/Castigo, uno degli spettacoli più attesi della stagione di prosa del Teatro Vittorio Emanuele ed in esclusiva per la Sicilia.

Non è mai semplice cimentarsi con un autore come Fedor Dostoevskij, ancor di più col testo di “Delitto e castigo”, uno dei romanzi più grandi della letteratura mondiale, ma quando in scena si trovano insieme due attori di cinema e teatro tra i più amati ed apprezzati quali sono Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio, la sfida è praticamente vinta.

Il racconto tormentato della presa di coscienza di una colpa e di una redenzione nel protagonista Rodion Romanovic Raskol’nikov, interpretato magistralmente da Luigi Lo Cascio.

Un’opera dove non esistono personaggi minori, ma dove ogni figura è portatrice di una voce. Ogni personaggio rappresenta in qualche modo un’idea, un’ossessione, un punto di vista sulle cose.

Ciascun personaggio, dalla vecchia usuraia ad Arkadij Ivanovic, dalla madre di Rodion a Dmitrij Prokofevic, sino al tenente di polizia e al magistrato, ha mille voci, diverse movenze, pathos differenti ed un unico corpo, quello di un immenso Sergio Rubini, anche regista dell’opera.

Molteplici figure, ognuna delle quali possiede anche con Rubini una propria autonomia e compiutezza.

Così come nel libro, vertigine e disagio accompagnano lo spettatore in sala, per due ore in un atto unico, la vertigine di essere finiti dentro l’ossessione di una voce che individua nell’omicidio la propria e unica affermazione di esistenza.

Un conflitto trasmesso al teatro pressochè soldout che crea una febbre, una scissione, uno sdoppiamento; un omicidio che produce un castigo, un’arma a doppio taglio perfettamente portata in scena con “sole” due voci principali, affiancate da Roberto Salemi, Francesca Pasquini in diversi ruoli e dai suoni, dai tonfi, dai cigolii, dai campanelli, dai turbamenti musicati dal vivo dal rumorista G.U.P. Alcaro, autentica colonna sonora della psiche disturbata dei protagonisti.

Con fogli alla mano ed occhi sul testo, Lo Cascio e Rubini, entrano in scena dando voce singolarmente alla rilettura del libro, ampiamente rivisitato.

Sin da subito ci si trova catapultati all’interno della vicenda, vestiti di quel senso drammatico ed angosciato di chi ha amato sin da subito Dostoevskij e i suoi capolavori.

E’ difficile seguire la macchinosa ricostruzione ma non impossibile, l’attenzione rimane sempre alta, merito dell’eccezionale mimica di Luigi Lo Cascio, espressione totale della bipolarità e del disagio di Radion, ex studente ossessionato dalla vecchia usuraia ed assillato dalla fame e dai debiti e dalle voci sempre diverse e bellissime di Sergio Rubini.

La scenografia è minimale e mutaforme e di grande effetto, con un tavolo e degli abiti sospesi a simboleggiare i fantasmi di  Raskol’nikov, si adatta a rapide trasformazioni in momenti di pura lettura, con due leggii disposti alle estremità del palco e i due attori che si alternano in brani del romanzo, illuminati da un occhio di bue.

Il focus di Rubini regista e della prova d’attore del protagonista Lo Cascio e dell’attore Rubini è chiaramente la sofferenza, che nell’interpretazione di Dostoevskij è il solo percorso di raggiungimento della salvezza.

La resa intimista dell’angoscia personale dello studente ( il monologo del “pidocchio” uno dei momenti più aulici dello spettacolo), tutto il percorso di metabolizzazione e liberazione del peso nei vari incontri con il giudice istruttore Porfirij Petrovic è lodevole e ben trasmette lo stesso disagio che ciascun lettore/spettatore ha provato leggendo il romanzo del maestro russo.

Nell’insieme uno “spettacolo” molto bello ed intenso, che seppur con alcune lacune di regia e sceneggiatura dettate da inevitabili tagli di scena, soprattutto per quei personaggi femminili che avrebbero meritato maggior risalto, ovvero Lizaveta – la sorella della vecchia – Sofja e Dunja, ma che al sipario onora il romanzo capolavoro, merito assoluto dei due super mattatori in scena.

Rubini narratore che “entra” a suo piacimento in questo o quel personaggio e Lo Cascio interprete dalla strepitosa qualità d’attore danno in maniera convincente parola e emozione a questo spettacolo di grande effetto.

Se alla vigilia c’era l’attesa per uno degli spettacoli più attesi, dopo aver visto, lo si può considerare uno dei più belli e ben riusciti dell’intera stagione curata dai direttori artistici Celi e Pappalardo.

In scena sino a domenica 3 febbraio.

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