venerdì, Settembre 17
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Ambasciatori del Gusto: “Misure per non condannare a morte ristorazione”

Gli Ambasciatori Del Gusto scrivono al Governo: “Io apro” non è la soluzione ma subito misure per non condannare a morte la ristorazione Italiana. La lettera firmata anche dai messinesi  Francesco Arena, Pasquale Caliri, Lillo Freni.

“Egregio Presidente, Gentili Ministri e Presidenti delle Regioni,

la nostra categoria, la ristorazione italiana, è in ginocchio. E la cosa più drammatica è che a distanza di dieci mesi dall’inizio dell’emergenza continuiamo a non essere ascoltati nonostante i continui appelli e le proposte di fattiva collaborazione. Ci avete, di fatto, mal considerati se non addirittura dimenticati.

Come Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto (AdG) siamo da sempre in prima linea nella difesa, tutela e promozione globale del Made in Italy e della cucina italiana di qualità. Nel farlo abbiamo sempre dialogato con Voi Istituzioni con l’obiettivo di restituire valore all’intero settore. Oggi l’obiettivo, di tutti, sono la sopravvivenza e la ripartenza: dietro ogni saracinesca abbassata ci siamo noi imprenditori con le nostre famiglie e quelle dei nostri collaboratori e fornitori. La filiera di cui tanto si parla è fatta di uomini e donne che, al pari di altre categorie, hanno il diritto di essere ascoltati e di sapere cosa succederà delle loro imprese. Non solo. Se noi non ce la facciamo, se le nostre imprese chiudono, anche il Made in Italy non ce la farà.

Serve chiarezza d’intenti, serve coerenza nel fissare gli obiettivi di medio-lungo termine, serve tempestività d’azione: le parole d’ordine non possono più essere sempre e soltanto “chiusura” o “sussidi”. La chiusura non offre alternative. Noi le alternative vogliamo averle, l’Italia merita di averle, e siamo pronti, ancora una volta, a costruirle insieme a Voi nel totale rispetto delle regole e della sicurezza. Un rispetto che ha sempre contraddistinto il nostro agire e che confermiamo anche oggi prendendo le distanze da chi, in forma di protesta, sceglie di riaprire i propri locali.

Chiediamo una riapertura in sicurezza, regolamentata e controllata, che spazzi via una volta per tutte l’idea del ristorante come untore. Già nei mesi estivi abbiamo ottemperato, con grandi sacrifici, a tutti gli obblighi da Voi imposti come nuovi standard di sicurezza. Se è necessario, siamo pronti a studiarne insieme ulteriori. Se invece un’alternativa siete certi che non ci sia, la chiusura deve essere secca. Basta con i giorni alterni e con i provvedimenti a singhiozzo. Basta con le promesse non mantenute. Alla chiusura certa devono seguire ristori certi, adeguati e immediati, per ripartire, per poter continuare ad imprendere, non solo per tamponare.

Quanto è stato fatto finora non è sufficiente né pertinente: non si tratta di elargire un sussidio ma di pianificare una ripartenza e la ristrutturazione di un intero settore. Le nostre imprese non devono sopravvivere devono tornare a essere performanti, a fare quello per le quali sono state – non senza fatica – create. Ecco perché ribadiamo l’urgenza di una Visione di medio e lungo termine a cui fare riferimento e di un interlocutore istituzionale con cui dialogare in modo costruttivo e lungimirante. I temi da affrontare sono tanti: dalla sicurezza alla fiscalità, ivi compresa la definizione di codici Ateco più adeguati a rappresentare le varie categorie di esercenti. Lavoriamo insieme, voi con noi, per trasformare le difficoltà in opportunità per costruire le basi del nostro futuro.

Solo così avremo la possibilità di risollevarci e porgere la mano a tutti i nostri collaboratori e fornitori senza i quali la Ristorazione Italiana, e il Made in Italy che tutto il mondo ci invidia, non esisterà più.

L’alternativa è drammatica.

Quindi Vi chiediamo: è giusto condannare a morte la Ristorazione Italiana? È corretto farle espiare tutte le colpe di questa terribile “guerra”? O c’è qualcosa che ancora si può fare per cambiare le sorti di un settore che da sempre traina il Sistema Italia in termini di valore economico, ma anche per identità, cultura e stile di vita?

L’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto

Gli Ambasciatori del Gusto firmatari:

Andrea Alfieri, Francesco Arena, Corrado Assenza, Salvatore Avallone, Enrico Bartolini, Gennaro Battiloro, Cesare Battisti, Michela Berto, Andrea Berton, Alessandro Billi, Domenico Boccuzzi, Eugenio Boer, Vittorio Borgia, Angelo Borrelli, Renato Bosco, Cristina Bowerman, Paolo Brunelli, Roy Caceres, Pasquale Caliri, Antonino Cannavacciuolo, Mariella e Alfonso Caputo, Giuseppe Carrus, Martina Caruso, Moreno Cedroni, Antonio Cera, Caterina Ceraudo, Fratelli Cerea, Claudio Chinali, Sandra Ciciriello, Fabio Ciriaci, Antonello Colonna, Andrea Costantini, Carlo Cracco, Bonetta Dell’Oglio, Alessandro Del Trotti, Franca Di Mauro, Fabrizio Facchini, Lillo Fremì, Anthony Genovese, Alessandro Gilmozzi, Massimiliano Giovannini, Oliver Glowig, Nicolò Grazioli, Paolo Griffa, Stefano Guizzetti, Davide Oldani, Pietro Leemann, Leandro Luppi, Paolo Marchi, Luca Marchini, Solaika Marrocco, Stefano Masanti, Gianfranco Massa, Aurora Mazzucchelli, Luciano Monosilio, Nino Mosca, Fabrizio Nonis, Davide Oldani, Simone Padoan, Gianfranco Pascucci, Giovanni Peggi, Giancarlo Perbellini, Mirko Petracci, Barbara Pollastrini, Massimiliano Prete, Francesco Pucci, Marina Ravarotto, Giuseppe Romano, Raffaele Ros, Marco Sacco, Francesco e Salvatore Salvo, Corrado Scaglione, Marta Scalabrini, Giorgio Scarselli, Gioacchino Sensale, Nikita Sergeev, Pier Daniele Seu, Antonio Tubelli, Daniele Usai, Viviana Varese, Tommaso Vatti, Iginio Ventura.

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