giovedì, agosto 16

Con Maria Antonietta e gli Zen Circus si è conclusa la 5° edizione dell’Indiegeno Fest

Dopo un’intensa maratona di sei giorni, sulla spiaggia della Marina di Patti si son spente le luci sulla quinta edizione dell’Indiegeno Fest, kermesse organizzata dalla Leave Music. Gli attesi Maria Antonietta e i toscani The Zen Circus gli headliner della festa conclusiva, iniziata con i ringraziamenti del direttore artistico Alberto Quartana e con il gruppo di Tommaso Di Giulio.

Fresca dell’opening a Calcutta nella suggestiva Arena di Verona, con un palco addobbato di fiori, Letizia Cesarini in arte Maria Antonietta, a distanza di qualche anno torna in Sicilia per l’unica data in esclusiva, con i brani del suo ultimo album, “Deluderti”, il disco della maturità dopo qualche anno sabbatico per riordinare le idee, laurearsi e trovare i giusti stimoli lontani dalla finzione, dall’ipocrisia e dalla quotidianità.

Il risultato è un disco ed un concerto sincero, quasi nudo, in cui la cantautrice marchigiana senza alcun filtro, si libera vomitando la sua rabbia e la sua felicità.

Accompagnata dalla sua band imbracciando l’acustica, elegantissima e con quell’aria da ragazzina sbarazzina che l’ha sempre contraddistinta, Maria Antonietta si presenta al pubblico indiegeno con “Deluderti”, a cui seguiranno tra le tante eseguite,  “Abitudini”, “Pesci” ( dedicata a tutti quelli che giudicano), “Giardino comunale”, “Ossa”, “Questa è la mia festa”, sino ai bis “Maria Maddalena”, “Saliva” prima di salutare tra gli applausi i presenti con “Quanto eri bello”, singolo tormentone del suo primo album.

L’inusuale intro de Il cielo in una stanza di Gino Paoli, introduce una delle migliori live band italiane degli ultimi anni, gli Zen Circus di Appino, Ufo, Karim e Maestro Pellegrini, padri dell’indie rock italiano.  Dieci dischi all’attivo, 20 anni di carriera culminata da migliaia di concerti ed importanti  collaborazioni nazionali ed estere.

Ed il punto di forza della band è propria la potenza live che sprigionano, oltre ad una serie di singoli e bei dischi, compreso l’ultimo Lp.

Si comincia col singolo “Catene” che ha anticipato l’uscita di “Il fuoco in una stanza”, scaletta tiratissima, sul palco è già festa, salti, cambi di posizione e subito Appino ed Ufo giù dal palco a ridosso della transenna.

L’energia esplosiva prosegue con “Canzoni contro la natura” e “La terza guerra mondiale”. Il giovane pubblico ( numeroso ma non quanto merita la band e soprattutto il festival), canta tutte le canzoni a memoria, i quattro sembrano indemoniati sul palco, alternando i nuovi brani perfettamente amalgamati ai classici “Vent’anni”, “Andate tutti affanculo” ed “Ilenia”.

Saltano loro e salta tutta la spiaggia, e sarebbe impossibile il contrario.

Non mancano risate e sguardi compiacenti  tra loro, perché gli Zen, o meglio, il Circo Zen è una famiglia, una maniati di stron*i figli di pu**ana, amici ancor prima che musicisti e questo riescono a trasmetterlo ricambiato, al proprio pubblico.

Non son mancate solite e meno solite introduzioni sui testi cantati o spiacevoli equivoci con un fan un po’ troppo esuberante, come accaduto ieri sera. Alla fine tutto si è risolto per il bene di tutti, con un abbraccio durante e dopo il concerto, con Ufo, sigaretta in bocca, basso mancino mai fermo per più di due note.

I ragazzi suonano bene, forse ad un volume leggermente basso. Al quartetto si è da poco aggiunto alle tastiere il Geometra Pagni, a contribuire in maniera decisiva alle sonorità dell’ultimo album. Con “ragazzo eroe” del 2011 (introdotto da Appino sulle peculiarità di Via del Campo e Via Prè di Genova) Karim lascia la batteria per la washboard in transenna.

Non poteva che seguire un altro brano “sulla famiglia”, l’amata e mai banale “Figlio di Pu**ana” seguita da “Nati per subire” prima di una brevissima pausa.

Scaletta ridimensionata ( son stati tagliati due brani) ma pur sempre di 19 brani, con un bis breve ma intenso con la ballad  “L’anima non conta” e “Viva”, energico ed abituale saluto della band col suo pubblico ad urlare come un mantra il ritornello “vivi si muore, vivi si muore”.

Nel complesso un concerto che ha messo d’accordo tutti, vecchi e nuovi fans, qualche chicca in più poteva essere eseguita, ma si sa, è difficile accontentare tutti, soprattutto quando si hanno tante belle canzoni tra cui scegliere.

Alla fine classiche foto di rito con i fans, selfie e tanti abbracci con gli amici per l’ultima birretta di questa bella ed impegnativa edizione dell’Indiegeno fest che si conferma tra i migliori dell’estate siciliana.

Come in ogni manifestazione importante c’è sempre tanto da fare e da migliorare, ma soprattutto quello che deve cambiare  è la mentalità “concertistica” dell’isola e della provincia messinese. A differenza di qualche anno fa, si fatica un po’ troppo a riempire le platee come nel resto d’Italia. Artisti come quelli in del cartellone di quest’anno, son abituati ad altre presenze.

Un dato che ahinoi deve far riflettere, nonostante la tanta e buona musica live offerta in città ed in provincia.

 

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