domenica, Luglio 5
Shadow

Gli Oblivion con la Bibbia riveduta e scorretta, strappano applausi e sorrisi

In un Vittorio Emanuele non del tutto pieno, ha debuttato ieri sera la “Bibbia riveduta e scorretta” degli Oblivion (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli), giunti alla centesima replica del loro primo inedito musical con musiche originali di Lorenzo Scuda.

Dopo il successo riscosso lo scorso anno, la Compagnia ha riproposto uno spettacolo sopraffino e divertente, frutto di uno scrupoloso lavoro di ricerca storica sui “personaggi” biblici, rappresentato sul palcoscenico in due ore di godibile divertimento.

Germania 1455, Johann Gutenberg introduce la stampa a caratteri mobili creando l’editoria e inaugurando di fatto l’età Moderna.

Conscio della portata rivoluzionaria di questa scoperta, Gutenberg sta per scegliere il primo titolo da stampare. Al culmine della sua ansia da prestazione bussa alla porta della prima stamperia della storia un Signore. Anzi, il Signore. È proprio Dio che da millenni aspettava questo momento.

Sogno nel cassetto del Creatore: essere il più grande tra gli autori.

Dio si presenta con una autobiografia “manu-scolpita” su pietra e chiede all’editore di pubblicarla con l’intento di diffonderla in tutte le case, hotel and b&b  del mondo.

Tra discussioni infinite, ipotetici tagli, riscritture e un continuo braccio di ferro tra autore ed editore, nella tipografia prenderanno vita le vicende più incredibili dell’Antico e Nuovo Testamento, le parti scartate e tutta la Verità sulla Creazione del mondo finalmente nella versione senza censure.

Ne esce fuori così uno spettacolo a tratti esilarante, dal buon ritmo, merito soprattutto oltre alla sceneggiatura, alla bravura canora ed interpretativa dei personaggi, in primis il Signore, in grado di racchiudere – reppando in rima – la Genesi del Creato in una canzone di 5.

Il primo tempo vola via tra risate e leggerezza, con Dio ( aitante uomo dai lunghi dread ingrigiti ed in abito bianco) mattatore assoluto, e gli Oblivion, tra giochi d’illusionismo, parodia, canto e cambi d’abito, mettono in scena il meglio ed il peggio delle Sacre Scritture, trasformando i capitoli del libro ed i personaggi in chiave commerciale contemporanea, come Noè – addobbato di animali di peluche – a costruire l’Arca Arken con soli 12 mila pezzi ed una sola brugola in chiave Ikea, o Caino ed Abele ridotti in concorrenti di Paternosterchef, col primo carnivoro ed il secondo vegano, sino al dissacrante siparietto sulla circoncisione dei discendenti di Abramo.

A scombinare i piani però vi è una “strozzina” approfittatrice, la Frau Fust, la quale, vantando in credito, minaccia Gutemberg imponendogli la pubblicazione del suo prediletto “raccomandato”.

E chi se non Gesù, pardon, J.C., mezzo hippie, mezzo gangsta rapper anch’egli coi dread, ragazzo moderno complessato da una figura paterna troppo ingombrante che non ha saputo e voluto passar del tempo con lui, che trasforma l’acqua in vino a tempo di rap, ma è troppo occupato dalla sua vita social per pensare alla scrittura, tanto ad affidarla a “quattro ghost-writers ufficiali e due apocrifi”.

Nasce così una “guerra familiare” sulla stesura del libro.

Tante le battute e le scene divertenti, dai 12 gangsta apostoli all’ultima cena alla Sindone, sino al gran finale che non sveleremo.

Quel che ci insegnano o ci raccomandano gli Oblivion è sicuramente il messaggio più serio dell’opera:

la Bibbia non va presa troppo alla lettera, ma, in qualsiasi epoca, è necessario adattarla all’evolversi dei tempi e soprattutto interpretarla con maggiore umanità.

Ultima replica oggi alle 17.30.

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