venerdì, Gennaio 24

L’angosciosa psiche del Dracula di Rubini lontano dai clichè cinematografici

Ieri sera si è ufficialmente alzato il sipario sulla nuova stagione di prosa del Teatro Vittorio Emanuele.

Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio , forti del grande successo riscosso lo scorso anno in tutta Italia – Messina compresa –  con l’eccezionale “Delitto/Castigo”, son tornati in scena con una nuova riscrittura di un altro capolavoro della letteratura, l’immortale romanzo gotico “Dracula” di Bram Stoker. Un viaggio notturno verso l’ignoto, che ci offre l’opportunità di scoperchiare il mostro che si cela in ognuno di noi, mettendoci a confronto con i nostri più profondi e ancestrali misteri. Una trasposizione molto fedele al libro e alla pellicola di Coppola, che verrà replicata al Vittorio Emanuele sino a domani sera, ben lontano dai clichè che hanno dissacrato la figura del vampiro più famoso del cinema.

Al numeroso pubblico presente, la scenografia si presenta scarna ma al contempo impressionante, soprattutto nel finale che non sveleremo, grazie anche all’intenso gioco di luci ed effetti sonori.

Sul palco oltre al regista/attore Sergio Rubini nel ruolo del Professor Van Helsing, con l’inseparabile partner Luigi Lo Cascio/Jonathan Harker, sin son distinti Alice Bertini nel ruolo della moglie Mina, Roberto Salemi/ Dottor Seward, Lorenzo Lavia nei panni del pazzo succube Renfield ed infine Geno Diana alias il Conte Dracula, bravo a recitare in ceco tra il palcoscenico e la platea.

Sin dalle prime battute di Lo Cascio ( interpretazione la sua sempre molto intensa e fisica) la regia evidenzia un aspetto molto accattivante dell’opera, spesso sottovalutato:  la sua natura epistolare, con la messa in scena della stesura di un diario, da cui prende vita lo spettacolo ed il viaggio tenebroso dei protagonisti che li porterà da Londra alla Transilvania per far ritorno nuovamente a Londra.

Un romanzo fatto di diari, lettere, ritagli di stampa e giornali di bordo in cui la figura del vampiro è sì descritta, spesso ma sempre confusa, generando un fantasma sinistro e inafferrabile, che non si fa fatica a identificare con quella pulsione al male assoluto che alberga in ognuno di noi.

Lo spettatore si avvia così a seguire le indagini di un romanzo giallo, un misto di storia, indagini geografiche e strategiche e azione forsennata, tra le nebbiose strade di Londra, con i suoi manicomi fatiscenti e i vicoli infestati di topi, alla soleggiata Withby, dove Mina e l’amica Lucy (la prima vittima inglese del vampiro) trascorrono la villeggiatura e dove attracca il vascello che porta le casse di terra che proteggeranno la bestia, poi in treno fino agli aspri Carpazi, all’inseguimento di un nemico che che si manifesterà solo in un secondo momento.

Nell’insieme un’opera molto bella, intensa e mai banale, lenta nel suo incidere e necessaria di alcuni piccoli tagli, grazie soprattutto alla regia, per il merito di mettere in “secondo piano” la figura di Dracula per “oscurare” nel profondo  le complesse e poco sviluppate le personalità degli altri personaggi del romanzo.

Rubini con l’eleganza, la compostezza e la musicalità della sua voce che lo contraddistingue, è  un anziano Van Helsing, perfetto bilanciamento tra gli scompensi dei suoi pazienti, quasi un antieroe sempre lucido e pacato, Lo Cascio un indomabile e travagliato Jonathan ed il giovane figlio d’arte Lorenzo Lavia/Renfield hanno offerto un’interpretazione di grandissimo livello, attirando a sé per due ore con intensità l’attenzione del pubblico, sino agli applausi finali, portatori in un certo qual modo di quella luce  in grado di dissolvere il trauma e l’oscurità, indicando di fatto ai protagonisti la strada che li ricondurrà alla normalità delle proprie vite.

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