giovedì, agosto 16

Sbaraccamento, Caroniti e Limosani: “Tutte le forze politiche devono essere compatte”

Pubblichiamo di seguito una riflessione in merito allo sbaraccamento, dei due docenti dell’Università di Messina Dario Caroniti e Michele Limosani.

Il futuro della nostra città dipende anche dalla rigenerazione delle periferie, nelle quali vive ormai più del 80 per cento della popolazione. Il loro sviluppo, più che ai piani regolatori, che si sono susseguiti negli anni, si deve alla casualità, se non ad antichi disegni di speculazione edilizia, tanto che le periferie sembrano giustapposte al centro urbano. Le condizioni di vita sociali, economiche e culturali sono, di conseguenza, andate verso un costante degrado, denotando una crescita senza sviluppo. Questo tratto caratteristico, che avvicina Messina alle altre realtà urbane del Mezzogiorno, si affianca al fallimento dei progetti di ricostruzione della città, non tanto post terremoto, quanto post bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. Il sistema di baracche, che ancora adesso caratterizza parte dell’edilizia cittadina, va ricondotto ad aspettative assistenziali oltre che a trattative politico criminali e, negli ultimi due decenni, alla debolezza intrinseca della classe dirigente messinese.

Quando il sindaco Cateno De Luca pone con decisione la questione del risanamento e dell’emergenza abitativa esprime una chiara rottura con il passato e genera aspettative di  vera innovazione. La delibera con la quale si prevede lo sgombero delle costruzioni fatiscenti (dette baracche) inserite negli ambiti di risanamento da completare entro il 31 dicembre pone un segnale di discontinuità nel fissare date precise e scadenze da rispettare. Sulla priorità da concedere a questo tema non sono ammessi tatticismi e l’atteggiamento di attendere sulla riva del fiume il fallimento dell’amministrazione, per poter poi incassare il dividendo politico del consenso sulla distruzione della città, è una scelta che non può essere consentita a nessuna delle forze politiche. Sia il Centro Destra, che il Centro sinistra, che i Cinquestelle debbono in questa circostanza dare il proprio contributo, ognuno nel rispetto delle proprie competenze e funzioni, ma uniti sulla necessità di affrontare una volta per tutte tale questione.

È evidente, tuttavia, che una politica di risanamento non si esaurisce nello spostare delle famiglie dalle baracche a delle case in affitto, per quanto più dignitose. Bisogna anche e, direi soprattutto, riabilitare, rigenerare, riqualificare ri-pensare le periferie come spazi in grado di favorire le relazioni: elaborare un grande progetto sul quale si gioca il futuro della città, e di esso  ancora  non si trova contezza nell’azione amministrativa del governo cittadino. Gli interventi di policy nel campo delle riqualificazione urbana, inoltre, devono includere fin dall’inizio le competenze delle Regione e, in ultima istanza, del Governo nazionale. Vanno bene e meritano il sostegno le provocazioni volte a favorire la rinascita e la dignità di Messina, ma nella consapevolezza che l’amministrazione comunale non deve agire da sola, per non frustrare nuovamente le aspettative di ripresa. La città deve svilupparsi grazie a un’interlocuzione forte, credibile e autorevole con il governo regionale e quello nazionale, sulla base di una progettualità ben definita. Anche il semplice ricorso al mercato libero per far fronte alla emergenza abitativa, in assenza di precise garanzie sulle risorse finanziarie da parte della regione, rischia di non trovare nessuna realizzazione. Basterebbe porsi la semplice domanda: chi garantisce l’erogazione degli affitti, il comune in stato di predissesto? L’impegno dell’assessore regionale Marco Falcone è in questo senso una garanzia che la strada sia quella giusta, ma l’attuale assenza di posizioni in merito di tutta la classe politica regionale, nazionale e comunale va immediatamente superata.

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